Il blog di San Lorenzo

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3 Dicembre 2006

Abbasso il vino-Amnesty!

La sezione Piemonte-Val d’Aosta di Amnesty International mi fa recapitare la notizia del Primo Vino-Amnesty: un Roero 2005, mi si assicura ottimo, il cui ricavato andrà in parte alla benemerita associazione che difende i diritti umani. A divulgare la cosa non è il produttore del vino, ma la stessa associazione (e chi si azzarderebbe ad accusarla di spamming?), con tanto di foto e comunicati stampa di vario taglio e misura, già pronti da utilizzare (1400 battute, 550 battute e Versione SlowFood, è tutto qua: .doc).
A me queste operazioni non piacciono affatto: sono operazioni spudoratamente commerciali e pubblicitarie, e fin qui niente di male, travestite però ipocritamente da buone azioni, e questo non mi piace. Non avrebbe potuto il buon Porello Vini (questa mi si dice essere l’azienda in questione) decidere di devolvere una parte dei suoi ricavi ad Amnesty International, se questo gli stava a cuore, senza strumentalizzare un’associazione no-profit ai fini assolutamente (e giustamente) for-profit di un’azienda che produce e vende vino?
E soprattutto: non potrebbe un’associazione come Amnesty International evitare questo tipo di operazioni, in cui riduce se stessa ad agenzia pubblicitaria e di promozione? Sentite dove arriva la loro stessa prosa:

[Il vino-Amnesty] è un testimonial di gran classe per una campagna importante: il diritto al cibo e a una sana e adeguata alimentazione. È un’idea-regalo sfiziosa, politically correct e un po’ radical chic.

Non è triste sentire un’associazione come Amnesty parlare di sé in questi termini?
Mi dispiace, no: quel vino non lo comprerò. Ne comprerò un altro, e se avrò voglia di contribuire a qualche buona causa lo farò, senza ridurla a soggetto di marketing.

3 Commenti a “Abbasso il vino-Amnesty!”

  1. Ho letto che queste iniziative, vengono chiamate dagli addetti ai lavori, esempi di “strategic philantropy”.

  2. [Il vino-Amnesty] è un testimonial di gran classe per una campagna importante: il diritto al cibo e a una sana e adeguata alimentazione. È un’idea-regalo sfiziosa, politically correct e un po’ radical chic.

    Sei anche buono: con un testo pubblicitario come quello che hai riportato, non comprarlo è il minimo di reazione.

  3. Hai fatto benissimo a denunciare questa operazione che è sulla falsariga di altre in crescente circolazione. Questa anche più ipocrita, ma dalle acque minerali ai fondi d’investimento, dal pane (si persino dal pane!)a beni voluttuari è una vergogna che qualcuno si metta a posto la coscienza con le briciole della sua tavola. Come anche su questo blog è stato denunciato tempo fa (lo scaldabagno elettrico nella foresta dell’equatore!)occorre avere il coraggio di andare contro le mode e di scrivere con chiarezza quello che si pensa.

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